La prudenza come consigliera. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, commenta il contesto macroeconomico e lancia una serie di messaggi espliciti. A cominciare da un invito alla cautela sul fronte delle scelte di politica monetaria che la Banca centrale europea (Bce) si appresta a discutere. Visco non fa mistero dei dubbi circa l’efficacia degli interventi per il rialzo dei tassi: il timore è che non siano di aiuto nel raffreddare l’inflazione. «L’azione della politica monetaria della Bce non può che proseguire nella direzione intrapresa. Serve tuttavia che la normalizzazione proceda con la necessaria gradualità», dice Visco durante il suo intervento all’Ambrosetti Club, che tiene anche ad aggiungere:«Non condivido talune dichiarazioni nelle quali si sostiene che nell’area dell’euro solo una recessione, più o meno profonda, consentirà di riportare l’inflazione in linea con il nostro obiettivo di prezzi stabili. Ritengo che, come sta avvenendo in altri Paesi e come è peraltro in linea con le nostre previsioni, la crescita dei prezzi, che mostra segnali di discesa, possa tornare al 2% (in Italia dovrebbe tornarci nel 2025, ndr) senza che le nostre misure arrechino all’attività produttiva e all’occupazione danni». Per essere ancora più chiaro in un passaggio il governatore di Bankitalia specifica:«Sono convinto che bisogna migliorare sul piano della comunicazione (della Bce, ndr). Stiamo dando messaggi troppo duri e spaventiamo, anziché accompagnare». Un invito alla prudenza, quello di Visco, dopo settimane di dichiarazioni di vari componenti del board della Bce che prefiguravano imminenti aumenti di tassi e il prosieguo della stretta monetaria. Come esempio vale ricordare che negli ultimi giorni di dicembre in poche ore è stato un susseguirsi di interventi della presidente della Bce, Christine Lagarde, di Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo Bce, e a ruota di Klaas Knot, governatore della Banca d’Olanda, oltre che membro del consiglio direttivo dell’Istituto di Francoforte. Per tutti il denominatore comune è stato uno soltanto: il rialzo dei tassi.
Uno scenario che, come noto, non piace al governo Meloni. Mentre il numero uno di Palazzo Koch ritiene che «se il ritmo e l’entità della normalizzazione della politica monetaria fossero sproporzionati o il loro annuncio male interpretato, l’inasprimento delle condizioni di finanziamento potrebbe risultare più forte del necessario e la reazione di famiglie e imprese eccessiva, con rischi per la stabilità finanziaria e l’attività economica». Nel quadro tratteggiato da Visco figura una menzione per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. «Le recenti misure del governo», su debito e conti pubblici, «improntate alla prudenza, hanno contribuito al contenimento del differenziale di rendimento rispetto ai titoli di Stato decennali della Germania». Nel suo intervento il governatore di Bankitalia ammette la difficoltà di fare previsioni macroeconomiche in uno scenario caratterizzato ancora dalla guerra in Ucraina e da quotazioni energetiche da «montagne russe».
In attesa delle mosse della Bce il governo prosegue intanto con il percorso di avvicinamento alla riforma del fisco. I principali capitoli di intervento, ribaditi ieri dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, riguardano la razionalizzazione dei tributi, la semplificazione del sistema sanzionatorio, la riduzione da quattro a tre aliquote Irpef, non ci sarà invece la revisione del catasto. L’obiettivo è portare la riforma in consiglio dei ministri entro inizio marzo. Il fisco non è l’unico dossier caldo: nelle ultime ore un portavoce della Commissione Ue ha fatto sapere che Bruxelles è in attesa che il governo onori l’impegno di mettere a gara le concessioni balneari a partire dal 2023.