29.07.2022 Icon

Oltre oceano è fuga dal rischio bancario

Sembra che la lancetta del tempo sia tornata indietro al 1955, quando le banche americane avevano la stessa percentuale di prestiti sul totale dell’attivo al quale sono tornate nel 2022.

In parole povere, le banche Usa hanno spostato risorse dai prestiti, che sono attivi più rischiosi, a titoli e liquidità, ossia attività meno rischiose. Le grandi istituzioni finanziarie Usa stanno cominciando ad accantonare più denaro forse per far fronte a un inasprimento atteso del rischio di credito. Ne deriva che le banche sono diventate così più sicure e liquide, ma potenzialmente meno redditizie. Perché? Secondo la Fed (Federal Reserve Bank) la risposta va cercata nei mutamenti dei requisiti normativi e l’ambiente economico. Quanto ai primi, le banche hanno dovuto far fronte a requisiti di liquidità più stringenti, che hanno incoraggiato la loro tendenza a rimanere liquide. Quanto ai secondi, ‘le tensioni economiche e finanziarie potrebbero aver indotto le banche ad operare con una quota maggiore di attività a basso rischio e altamente liquide, nonostante la minore redditività che ciò comporta’.

Un segnale in tal senso è arrivato dalla prima banca Usa la Jp Morgan che ha visto ridursi gli utili del 28% rispetto ai 12 mesi prima per effetto in gran parte dei maggiori accantonamenti per il rischio credito. Sulla stessa onda viaggia la Wells Fargo che oltre ad aver visto un calo dei ricavi del 15% sul primo semestre del 2021 ha aumentato gli accantonamenti per rettifiche sui crediti deteriorati per 1,9 miliardi di dollari.

L’offerta dei prestiti da parte delle banche, oltre ad essere disincentivata da requisiti regolamentari più stringenti, è anche influenzata dalla circostanza che la Fed remunera le riserve bancarie depositate presso la banca centrale, spingendo a lasciare queste risorse ferme. 

Pare illusorio pensare che l’onda lunga dell’attuale crisi non arrivi a lambire l’altra parte dell’Oceano.

È probabile che anche da noi le banche, dovranno metter mano a maggior prudenza sul piano contabile. Da oggi in poi le banche italiane dovranno fare retro-front e cominciare a far salire gli accantonamenti per le rettifiche sui crediti deteriorati, dopo la lunga discesa degli ultimi anni.

L’ultimo rapporto mensile dell’Abi, dimostra che le sofferenze nette siano ad oggi a poco più di 16 miliardi, rispetto al 2015/2016 quando i crediti deteriorati erano arrivati a valere oltre i 300 miliardi.

Se quel segnale delle grandi banche Usa sarà ben interpretato allora le banche dovranno iniziare a mettere fieno in cascina in vista di una futura tempesta, e il cambio di rotta sarà inevitabile nei prossimi trimestri. 

Autore Chiara Santacroce

Milano - UniQLegal

chiara.santacroce@uniqlegal.it

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